Lo shock dei dazi di Bitcoin: si tratta di un ritracciamento o di un cambio di tendenza?
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Lo shock dei dazi di Bitcoin si è intensificato, accentuando la domanda centrale di questo movimento. Quello che era iniziato come uno scossone geopolitico si è ora trasformato in un vero e proprio deleveraging. Mercoledì, Bitcoin è sceso del 4% fino a circa 88.000$, ampliando le perdite mentre l’avversione al rischio si diffondeva su azioni, obbligazioni e valute. In sole 24 ore, le liquidazioni totali nel mercato crypto sono salite oltre 1,07 miliardi di dollari, sottolineando quanto rapidamente sia cambiato il sentiment.
Questa nuova gamba al ribasso arriva mentre gli investitori si allontanano sempre più dall’esposizione al rischio USA. L’oro è balzato a nuovi massimi storici, il dollaro si è indebolito e Wall Street ha subito il calo più marcato degli ultimi mesi. In questo contesto, Bitcoin non sta più solo reagendo ai dazi: viene messo alla prova come parte di un più ampio reset macroeconomico.
Cosa sta guidando i movimenti di Bitcoin?
Il fattore scatenante immediato resta la minaccia crescente di dazi da parte del Presidente Donald Trump contro otto nazioni europee, legata alla sua insistenza che gli Stati Uniti debbano ottenere il controllo della Groenlandia. Trump ha rincarato la dose questa settimana, dichiarando che “non si torna indietro” sulla strategia, riaccendendo i timori di una guerra commerciale in espansione. I mercati, già fragili, hanno reagito riducendo l’esposizione su tutti gli asset rischiosi.
Nel settore crypto, la leva finanziaria si è rivelata l’anello debole. I dati di CoinGlass mostrano che 359,27 milioni di dollari in Bitcoin sono stati liquidati nelle ultime 24 ore. Le posizioni long hanno subito quasi tutti i danni, con 324,74 milioni di dollari cancellati, contro soli 34,53 milioni di short.

Perché è importante
Il calo di Bitcoin a 88.000$ rafforza una realtà fondamentale per i trader: nei periodi di stress macro, le crypto restano strettamente legate al sentiment di rischio globale. Mentre le azioni USA crollavano e il dollaro si indeboliva, Bitcoin ha seguito lo stesso impulso “risk-off” invece di decouplarsi. Questo mette in discussione la narrativa dell’hedge nel breve termine, anche se le correlazioni di lungo periodo restano oggetto di dibattito.
Il contesto più ampio conta. Wall Street ha subito il colpo più pesante della settimana, con l’S&P 500 in calo del 2,06% e il Nasdaq in discesa del 2,4%, prima che i future si stabilizzassero leggermente. Quando azioni, credito e valute sono tutte sotto pressione contemporaneamente, gli asset a leva tendono a soffrire per primi – e Bitcoin è stato ancora una volta trattato come parte di quel paniere ad alta beta.
Impatto sui mercati crypto e sui trader
La vendita più profonda ha cancellato la fiducia costruita a gennaio, quando gli afflussi negli ETF avevano spinto Bitcoin vicino a 98.000$. Ora l’attenzione si è spostata sulla preservazione del capitale. Ether è sceso insieme a Bitcoin, mentre le altcoin hanno registrato volumi di liquidazione relativamente inferiori, riflettendo un posizionamento sempre più concentrato sui token più grandi.
Allo stesso tempo, il deleveraging forzato potrebbe avere effetti positivi nel lungo periodo. Gli analisti di CryptoQuant hanno già osservato che le liquidazioni aggressive spesso eliminano posizioni fragili, riducendo il rischio di vendite a cascata in seguito. Se la pressione macro si stabilizza, un mercato meno a leva potrebbe offrire basi più solide – anche se la volatilità di breve periodo resta elevata.
L’oro vola mentre cresce il trade “Sell America”
Mentre le crypto faticavano, i rifugi tradizionali sono saliti. L’oro spot ha superato per la prima volta i 4.800$ l’oncia, con l’argento anch’esso a nuovi massimi, mentre gli investitori si sono rifugiati nella sicurezza. Alcuni strategist hanno inquadrato il movimento come un crescente trade “Sell America”, caratterizzato da azioni in calo, dollaro debole e lingotti in rialzo.
Le tensioni commerciali sono al centro di questa narrativa. I policymaker europei stanno preparando la loro risposta, con l’UE pronta a tenere un vertice d’emergenza a Bruxelles e a valutare dazi di ritorsione per 93 miliardi di euro (109 miliardi di dollari) sulle importazioni USA. La prospettiva di un’escalation a colpi di dazi aggiunge un ulteriore livello di incertezza per gli asset rischiosi, incluso Bitcoin.
Previsioni degli esperti
Dal punto di vista tecnico, Bitcoin è sotto pressione ma non ancora compromesso. Il precedente supporto vicino a 90.000$ è ora messo alla prova, e una debolezza prolungata sotto quel livello rafforzerebbe l’ipotesi di una fase correttiva più profonda. Tuttavia, alcuni analisti invitano a non dare per scontato un cambio di tendenza troppo in fretta.
Robin Singh, CEO della piattaforma fiscale crypto Koinly, osserva che febbraio è storicamente uno dei mesi più forti per Bitcoin, con guadagni medi a doppia cifra nell’ultimo decennio. “Ma una sottoperformance non sarebbe sorprendente, e non è necessariamente un male”, ha detto, suggerendo che una fase di consolidamento potrebbe riportare le aspettative su livelli più realistici senza compromettere il ciclo più ampio.
Conclusione chiave
Lo shock dei dazi di Bitcoin si è intensificato, trascinando i prezzi a 88.000$ mentre la leva si riduce e lo stress macro si diffonde. Per ora, il movimento sembra guidato più da geopolitica e avversione al rischio globale che da debolezza specifica delle crypto. Con l’oro in rally e le tensioni commerciali in aumento, Bitcoin si trova nel mezzo delle correnti incrociate di un più ampio reset di mercato. Se questo si rivelerà un cambio di tendenza più profondo o un doloroso ritracciamento dipenderà da quanto rapidamente l’incertezza macro inizierà a diminuire.
Analisi tecnica di Bitcoin
Bitcoin sta consolidando dopo il brusco ritracciamento dai massimi recenti, con il prezzo che si mantiene all’interno di un range definito e resta sopra l’area degli 84.700$. Le Bollinger Bands si sono ristrette dopo una precedente fase di espansione, indicando una contrazione della volatilità mentre la spinta direzionale si è attenuata.
Gli indicatori di momentum riflettono questa fase di stabilizzazione: l’RSI sta salendo gradualmente ma resta sotto la linea mediana, segnalando un recupero della spinta che però non è ancora tornata ai livelli precedenti. Strutturalmente, il mercato resta bloccato sotto le ex zone di resistenza intorno a 104.000$ e 114.000$, con il comportamento attuale dei prezzi che suggerisce equilibrio e consolidamento piuttosto che una vera price discovery.

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